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Ci sono quasi sempre le sigarette all'origine di un cancro ai polmoni. Ma anche chi non ne ha mai accesa una può correre dei rischi. Ora si è capito che potrebbe essere un gene il responsabile dei tumori ai polmoni nei non fumatori.
I fumatori hanno una possibilità 15-20 volte superiore di sviluppare un carcinoma polmonare, rispetto a chi non fuma. Tra gli ammalati però c'è un 15% di uomini e un 53% di donne colpiti nonostante non abbiano mai ceduto al vizio della sigaretta. Una delle cause fino ad oggi era considerata l'esposizione al fumo passivo.
Ora, con questo primo studio realizzato solo su non fumatori, i ricercatori hanno identificato nel loro Dna due variazioni sul cromosoma 13. Alterazioni in grado di far crescere del 60% il rischio di questo tipo di tumore tra chi non fuma. Ad identificarlo il gene è stata un'equipe statunitense della Mayo Clinic of Medicine di Rochester.
Queste due varianti genetiche modificano secondo i ricercatori dell'equipe internazionale l'espressione del gene GPC5. Gli scienziati concordano però sulla necessità di nuove ricerche per conoscere il ruolo funzionale del gene nella nascita della malattia. Nel mondo il 25% dei tumore al polmone colpisce i non fumatori.
I ricercatori hanno prelevato campioni di Dna di 754 volontari, individui che non avevano mai fumato in vita loro ed altri che, al massimo, avevano raggiunto la cifra di 100 sigarette nella loro vita. I reperti sono stati poi analizzati per verificare la presenza di differenze genetiche che avvalorassero l'ipotesi di un maggior rischio a contrarre la malattia. E' stata poi la volta dei dati relativi alla storia personale dei soggetti esaminati prendendo in considerazione fattori come le malattie respiratorie croniche, l'esposizione al fumo passivo e l'incidenza familiare del tumore ai polmoni. Grazie a questi criteri è stato possibile individuare due tratti di genoma che sembrerebbero dare una spiegazione chiara. Si suppone, infatti, che proprio queste due parti del genoma siano in grado di attivare o disattivare il GPC5. Altri test hanno rilevato che nell'adenocarcinoma, il più diffuso tra i tumori polmonari, l'attività del gene è del 50% inferiore alla norma.
Per avere una controprova della loro teoria gli scienziati hanno selezionato le 44 alterazioni genetiche più comuni reperite durante la prima fase dello studio e suddividendo i portatori delle anomalie in due gruppi, a metà dei quali era già stato diagnosticato un tumore ai polmoni. I risultati hanno confermato in linea di massima le ipotesi. Infine un terzo studio realizzato su 530 pazienti ha ulteriormente fortificato le convinzioni dei ricercatori.
A commentare i risultati dello studio è stato il Dottor R. Govindan, della Scuola di Medicina della Washington University, sottolineando che "sono necessarie numerose e ulteriori ricerche per trovare conferma delle osservazioni preliminari sui tumori polmonari dei non-fumatori e che la medicina è ancora ben lontana dal comprendere come i rilievi evidenziati dallo studio possano essere messi in relazione con la predisposizione alla malattia".
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