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Il tumore alla prostata potrebbe avere vita breve grazie alla nitroglicerina, è stato scoperto infatti, che bastano poche dosi di questa sostanza per bloccare lo sviluppo del tumore prostatico.
Arriva dall’Irlanda del Nord, precisamente dalla Queen University di Belfast la scoperta che la nitroglicerina può bloccare il tumore alla prostata. Il segreto della nitroglicerina sta nella sua spiccata volatilità, la nitroglicerina attraverso il rilascio di ossido di azoto, funge da coronodilatatore, aumentando il flusso sanguigno e producendo un effetto ipotensivo, dando sollievo al dolore toracico. I ricercatori irlandesi, guidati dal Dott. Robert Siemens, hanno testato la nitroglicerina su un gruppo di 24 uomini a cui era stato diagnosticato il cancro alla prostata, già sottoposti a radioterapia o, nei casi più gravi, operati chirurgicamente per l’asportazione della prostata.
Ad ogni volontario è stato applicato sul braccio o sull’addome un particolare cerotto, a base di nitroglicerina, in grado di rilasciare quantità misurate di ossido di azoto, diviso in sei parti, perché le analisi di laboratorio avevano stabilito che erano necessarie dosi più basse rispetto alla patologia cardiaca. Ogni 12 ore, i cerotti venivano sostituiti per garantire una copertura totale nell’arco dell’intera giornata. Durante i due anni, sono stati fatti controlli ad intervalli di 2-3 mesi per verificare lo stato del marcatore PSA associato allo sviluppo del tumore. I risultati delle ricerche hanno dimostrato che, trascorsi 6 mesi dall’inizio della terapia, il valore si era stabilizzato per poi addirittura diminuire dopo circa un anno.
«Siamo stati molto contenti di vedere un significativo rallentamento nella progressione della malattia» , ha affermato il dr. Robert Siemens che ha coordinato lo studio, invitando comunque alla prudenza, ricordando che i dati si riferiscono ai livelli di PSA e non alla consistenza reale del tumore (riduzione della massa tumorale). Non è stato chiarito, tra l’altro, il legame fra la nitroglicerina e lo sviluppo del cancro e gli effetti reali che questo tipo di terapia avrebbero sul tumore alla prostata. Ora l’obiettivo è quello di approfondire e stabilire se l’assestamento o la diminuzione del livello di PSA si traduca effettivamente in una stabilizzazione o addirittura regressione della neoplasia.
Una bella notizia che si spera sarà confermata in futuro. Ogni uomo che abbia compiuto i 45 anni di età viene considerato a rischio di tumore alla prostata, perché insorge tipicamente dopo quell'età, mentre è raro tra i giovani, come dimostrato da alcune statistiche: se a 40 anni la probabilità è di 1 caso su 10.000, tra i 60 e gli 80 anni diventa di 1 su 8. Si ritiene, inoltre, che la maggior parte degli ottantenni presenti una forma di tumore della prostata, anche se molto spesso si tratta di malattie benigne. Aggiungi un Commento
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