Una vita di lavoro in un ufficio postale dove tutti fumavano gli avrebbe causato un tumore alla gola. Sentenza condanna le Poste a risarcirlo con 174mila euro.
Fumo passivo una malattia professionale?
Esistono malattie professionali molto serie, per contro il sorgere delle quali tutti i datori di lavoro sono obbligati per legge a prendere serie misure di precauzione. Le malattie professionali riconosciute sono quelle causate ad esempio dall’inalazione prolungata di vari
composti chimici. Oppure quelle legate all’
uso del pc, che comporta abbassamenti di vista e problemi ossei legati alla
sedentarietà. Ma che fare, se la malattia nasce dal fatto di dover
convivere 8 ore al giorno con colleghi fumatori? La legge ora proibisce il fumo negli ambienti di lavoro, ma moltissime persone che hanno vissuto la loro vita professionale all’interno di uffici pieni di fumo e male aerati, ne stanno subendo le conseguenze solo ora.
A 6 anni dalla pensione gli diagnosticano un tumore alla gola
E’ il caso ad esempio di un anziano signore di Messina. Una vita passata alle Poste, a timbrare e spedire pacchi, all’interno di un minuscolo ufficio senza finestre dove tutti fumavano. Nel 1994 l’uomo era andato in pensione, ma appena sei anni dopo, i medici gli avevano diagnosticato
un grave tumore alla gola.
Operato, l’82enne è rimasto purtroppo
senza l’uso della voce: questo tipo di operazioni spesso originano delle gravi lesioni alle corde vocali. Inoltre, è costretto a
cibarsi di soli liquidi in quanto ha perso gran parte dei denti.
Poste responsabili per la malattia dell’ex dipendente
Il tribunale, dopo 3 anni di battaglia legale, ha sentenziato che le Poste sono tenute a risarcire l’uomo con oltre
174mila euro.
Il giudice del lavoro di Messina
Beatrice Catarsini, che ha condannato le Poste, spiega: “La pericolosità del fumo c.d. "involontario" era ben nota nel nostro Paese all'epoca dei fatti tant'è che già nel
1975 era entrata in vigore una normativa che vietava il fumo in determinati ambienti "sensibili", tra i quali le corsie degli ospedali, le aule delle scuole, le metropolitane, i cinema”.
Le Poste, insomma, avrebbero dovuto rispettare la legge e proteggere il dipendente dai rischi a cui il fumo passivo sul suo posto di lavoro lo esponeva.
La terza sentenza sul fumo passivo in Italia
Non è la prima volta che i tribunali italiani si trovano di fronte ad un caso di fumo passivo: nel 2002 una prima sentenza condannò a ben 3 mesi di reclusione per omicidio colposo due dirigenti della
Banca Paribas che dopo aver fumato di fronte ad una collega, questa aveva avuto una crisi respiratoria in seguito alla quale era deceduta.
Ma la storica prima condanna per fumo passivo arrivò nel
2005, quando il
Ministero dell’Istruzione fu condannato a pagare un risarcimento di quasi
400mila euro agli eredi di un’ex-dipendente che in seguito all’esposizione prolungata al fumo passivo negli uffici ministeriali, aveva sviluppato un cancro letale ai polmoni.
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